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Archive for febbraio 2008

Uvetta prende l’aereo

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immagine by GioMondelli presa dal web

 

Parto per qualche giorno di vacanza in completo relax, niente vini, niente cucina, niente pc. La ricetta prevede solo infradito, libri e pescetti alla griglia.

Buona giornata della lentezza a tutti! Io esagero e faccio un’intera settimana, ciao!!

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Ieri sera è andata in scena qui da me una degustazione di vini rossi friulani. Io non amo molto le ormai diffusissime serate di  degustazione da vineria con vini possibilmente altisonanti in cui uno fa il discorsetto, gli altri ascoltano e bevono e tutto finisce a tarallucci e vino -appunto- e a chi se la tira di più. Qui invece ci mettiamo in pochi, seduti al tavolo e senza tanta confusione proviamo a capire i perchè e i percome di cosa stiamo assaggiando, mangiucchiamo qualcosa e scherziamo un po’, e il clima che si crea ha secondo me il giusto equilibrio tra la convivialità e la professionalità.

Va da sè che di solito per queste occasioni, oltre a qualche salume e uno o due formaggi di zona, mi piace preparare qualcosa in casa, il chè per praticità spesso si traduce in torta salata o muffin o cake di qualche genere, a seconda del tema della serata e dell’ispirazione del momento. Per cui ieri è stata la volta di questa sfoglia salata con emmental e cipolla. (altro…)

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Il carciofo è di sicuro la mia verdura invernale preferita, mi piace moltissimo crudo con olio e limone, ma anche cucinato in tutti i modi, ripieno, nelle quiche, fritto in pastella, scottato con olio e prezzemolo, insomma una vera passione. Però c’è un però. Ed è che io fino all’altro giorno non avevo mai cucinato un carciofo in vita mia. Strano no? beh, forse anni fa ho tentato una volta di farli ripieni ma con risultati sconfortanti tipo pentola bruciata e carciofi perfettamente crudi :( dopodichè lungi da me il solo pensiero di riprovarci, e ci ho sempre girato attorno con una sfilata di scuse, ma tanto non li so scegliere, e poi per pulirli? beh, ma tanto con che li abbino? per me sola ne vale la pena? devo dire a mamy di farmeli… Così fino a ieri l’altro, quando entro dal fruttivendolo e loro sono lì, freschi come appena staccati dalla pianta, verdi ma anche un po’ viola, sodi e non troppo spinosi, e pure in offerta speciale. E dire che ero entrata solo per comprare delle mandorle, destino… (altro…)

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Questo è un vino rarissimo e folgorante almeno quanto la torta di ieri. Ha una storia davvero unica alle spalle, e nasce dalla volontà del produttore di ricreare un vino medievale che all’epoca era considerato base essenziale di preparazioni medicinali e ispirato da Ippocrate. Prima di tutto è un vino da meditazione, incline ad accompagnare lunghe conversazioni a fine pasto e racconti di viaggio verso Oriente, viaggi segnati dai profumi dei mercati e dalle atmosfere esotiche e sognanti. E’ il vino giusto per cullare i pensieri e ascoltare toni di voce profondi, per musica jazz e film d’autore, per i pomeriggi più pigri, comodi e casalinghi. La speziatura spudorata, la morbidezza e l’intensità lo rendono perfetto in abbinamento al cioccolato fondente, ai canditi ricoperti, alle praline alle spezie, e a tutte le preparazioni anche più creative e innovative a base di cacao aromatico (penso in particolare alla selvaggina al cacao) ed è una vera scoperta anche con formaggi stagionati e pecorini stravecchi.  (altro…)

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Questa torta l’ho assaggiata tempo fa in un ristorantino di montagna, dove il cuoco per la verità più che dedicarsi ai classiconi da montagna (tipo polenta e spezzatino, per intenderci) si diletta con ottimi risultati in una cucina di rivisitazione, partendo da ingredienti del territorio, ma amalgamandoli a una buona dose di sana creatività, non troppo pretenziosa e mai banale (bravo Sandro!). Quella sera a fine cena restammo folgorati dalla bontà del dolce, al punto di chiedere la ricetta per provare a rifarlo e comprarci direttamente la marmellata fatta in casa da loro. La ricetta ci venne spiegata a grandi linee per cui questa è praticamente una reinterpretazione (ve l’avevo detto io…) perfettibile, ma davvero ben riuscita.

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Io i dolci proprio non li so fare, non ho abbastanza pazienza nel seguire le ricette, spesso tendo a reinterpretare e fare le dosi a occhio con risultati che si possono immaginare, ho passato anni a fare sempre e solo la stessa crostata (con alla base una reinterpretazione di pastafrolla, appunto) in cui l’unica variabile era il tipo di frutta e/o il gusto della marmellata. Capita però che ogni tanto, cercando e sperimentando qualche soluzione un po’ alternativa ma davvero semplicissima e iper veloce, ne esca qualcosa di proprio buono. E’ il caso di questa torta con la pasta sfoglia, fatta seguendo il procedimento per una normale quiche salata e che come per le quiche salate dà innumerevoli possibili combinazioni tra gli ingredienti, con infinite variabili di risultato. Tra le altre cose, questa volta io ho usato lo zuchero di canna grezzo e dei biscotti artigianali con farina integrale, ottenendo così un effetto dolce e ruvido davvero interessante. (altro…)

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A chi vive con forza e tenacia, a chi è appassionato ogni giorno, a chi rischia, aspetta e raccoglie. A chi segue un sogno e sa volare, a chi è semplice ma ha mille sfumature, a chi crea profumi e bollicine. All’immediatezza, ai toni cupi di certi giorni, a chi ha troppo chiasso attorno e a chi ha il silenzio, a chi fotografa la luce e sa colorare, alla fragranza e alla leggerezza. A chi ha il coraggio di cambiare, di offrire nuove prospettive, a chi trascina e assapora e scopre, a chi ricerca e rispetta e ascolta. A chi lascia dietro sè espressione, non ricordi o nostalgia ma la certezza di una vita umana, imperfetta, ambiziosa e per questo ogni giorno esemplare.

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In giro per i foodblog esiste un filone di post che potremmo ribattezzare come ‘Ricordi d’infanzia’ che iniziano con frasi tipo ‘mi ricordo che da piccolina mangiavo questa cosa’ oppure ‘mia mamma preparava sempre questo piatto che per me vuol dire casa’, oppure ancor meglio ‘è aiutando mia nonna che ho iniziato ad amare la cucina’ e cose del genere, molto romantiche, non nostalgiche, e spesso foriere di ricette indicibilmente buone. Ebbene questo post fa parte del suddetto filone, io stessa sento di far proprio parte del filone.

Quando io ero bambina non si buttava via niente in cucina, e così anche la crosta dura del parmigiano aveva un suo utilizzo speciale, e mia mamma la metteva a bollire nel minestrone per farla diventare morbida e per dare più gusto alle verdure. Mi ricordo benissimo che se il minestrone non era cremoso come piace a me, l’unica cosa che volevo mangiare era quel pezzettone morbido di parmigiano buono, e verdure niente. Poi sono diventata grande, e ho fatto in modo che questa buona abitudine in famiglia venisse sopressa. (altro…)

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Questa faccenda delle orecchiette mi sta piacendo parecchio. Trovata la ricetta da fonte più che attendibile con tanto di spiegazione tecnica, il risultato di questo primo tentativo, nonostante l’evidentissima disomogeneità della forma frutto di una tecnica manuale tutta da acquisire, lascia onestamente ben sperare per il futuro. La ricetta dava queste dosi: 500 gr di farina di semola di grano duro, un uovo intero, acqua q.b. per formare l’impasto, e una presa di sale. Innanzi tutto diciamo che io sono partita per farne una quantità piccolissima, con l’intento di provare per provare più che con la pretesa di ottenere un vero piatto da mangiare, e tenendo presente comunque che nel caso di fallimento avrei dovuto ‘inventarmi’ qualche altra forma in cui plasmare l’impasto per renderlo commestibile. Per cui ho drasticamente ridotto le quantità e mi sono presa del tempo per tentare e ritentare. (altro…)

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Ecco qua, per la verità un po’ in extremis, arrivo anche io con il mio piatto a basso consumo energetico e da assaporare rigorosamente a lume di candela. L’iniziativa parte come saprete dalla trasmissione Caterpillar di RadioDue e passa attraverso Comidademama che ha rilanciato nella blogsfera l’invito a fare mente locale su quanta energia sprechiamo quotidianamente nelle nostre attività e nelle nostre case, e di conseguenza formulare una ricetta dal basso impiego di energia. Questo significa non solo come è logico evitare di accendere forno e fornelli per lunghe cotture, ma anche uscire a piedi per fare la spesa e soprattutto acquistare prodotti locali, aiutando tante microeconomie aziendali e movimentando qualche camion in meno sulle nostre strade.

Quel che ne è nato è questa non-ricetta semplice semplice, che ha richiesto circa un quarto d’ora di gas, una passeggiata fino all’orto di papà, un giro dal fornaio quello bravo, e la scelta di un formaggio di libera ispirazione al banco-spettacolo del casaro al mercato di stamattina.

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