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Archive for the ‘Dolci’ Category

Ahimè lo scorso weekend avrei tanto voluto essere a Verona per il Vinitaly, ma accidentalmente non ho proprio potuto andarci. E siccome tutti gli anni da quindici anni ci si va e si vive una strana sensazione di dejà-vu, quando pochi giorni fa ho realizzato che non ci sarei stata mi sono detta e ripetuta che infondo non mi perdevo niente, che sì sì ma tanto è così grande e dispersiva come fiera che in un giorno solo si vede quasi niente, che come evento è in un certo senso anche ‘out’ (ho letto in giro in proposito che è diventato come il Festival di Sanremo, tutti dicono di non guardarlo ma poi alla fine -anche di nascosto- ci vai e vuoi sapere come è andata, perchè è la tua genetica), e che molto professionalmente potevo anche rimandare alcuni assaggi a momenti più tranquilli e propizi, magari facendo proprio visita a qualche produttore, che come esperienza è sempre molto più significativa. Insomma me la sono raccontata per bene, invece è stata una decisione molto sofferta e domenica mi sono addirittura sorpresa per quanto mi dispiacesse non esserci andata, così anche solo per sentire che aria tira e poter dire ‘io c’ero’. (altro…)

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Uova di cioccolato in esubero? bene, anzi benissimo! perchè di possono fondere e trasformare come ho fatto io per questa crostata nutellona e goduriosissima. In realtà è che avevo una scorta di giandujotti di Guido Gobino che aspettava da un po’ il momento di finire prima in un bel pentolino e poi in una pastafrolla. Poi si sono aggiunte le uova pasquali, per cui ho deciso che era proprio ora di iniziare a smaltire un po’ di cioccolato dagli armadietti del cucinino, e colto al volo il compleanno di papy come occasione ideale.

Con queste dosi ho fatto una torta da 20 cm più 4 crostatine monoporzione, che sono sparite prima di riuscire a fotografarle…

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Destino volle ieri mattina che io passassi per la primissima volta dal blog di Mariluna e ci trovassi esattamente quel che stavo cercando. Cercavo infatti l’ispirazione per preparare una cosina da tagliere, per l’abbinamento a una delle nostre degustazioni periodiche, il formaggio c’era, il salame pure, il pane buono preso… serviva giusto una tortina, pensavo ad un dolce ma non avevo chiaro in mente nulla di preciso, quando si sono materializzate queste bellissime tartellette, nè dolci nè salate e strabordanti di gusto e profumo. Il tema della serata dopo il primo approccio della volta scorsa, era di nuovo il Friuli con i suoi vitigni autoctoni, questa volta a bacca bianca. In programma due vini bianchi secchi, Tocai  Friulano 2006 e Malvasia Istriana 2003, seguiti da due bianchi da dessert il Picolit 2005 di Az. Agr. La Tunella e il Ramandolo Docg 2002 di Dario Coos. In mezzo a questi ultimi ci sono finite queste tartellette con gorgonzola, miele e pere Kaiser, così buone da essere già in sè stesse equilibrate, riassunto burroso e perfetto di ingredienti tutti adatti all’abbinamento a grandi vini da dessert.

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Quando io ero piccola il dolce di Pasqua a casa nostra era la colomba, quella di marca, comprata al supermercato – che a me non piaceva, come non mi piaceva il panettone. Negli anni più fortunati c’era anche l’uovo di cioccolato, ma non ho molti ricordi legati a questo; piuttosto ricordo bene che un anno mia mamma ci regalò degli agnellini di marzapane, comprati in pasticceria. Erano quanto di più bello e perfetto potessi ammirare, con il musetto disegnato sorridente, il colore leggermente biondo, il rilievo che simulava la lana, un profumo e un gusto così dolce e buono e mai assaggiato prima, da sembrarmi una vera rivelazione. Mi ricordo che me lo feci durare tanto, credo settimane, sbocconcellandolo solo un pezzetto alla volta, come se mi fosse stato detto che non l’avrei mai più riassaggiato.

Anni dopo mia mamma comprò il grano in erboristeria, lo mise a bagno nell’acqua e disse che visto che l’aveva trovato ci avrebbe fatto la pastiera. Fu la svolta, per me davvero un’illuminazione. Avrò avuto quindici anni  e trovavo questa cosa del grano intero infilato in una crema e a sua volta poi messa in una torta, quanto di più originale ed esotico avessi mai visto. Senza contare che all’epoca, già il fatto che si facesse una torta in casa era proprio un evento foriero di gioia vera, un ‘di più’ estremamente raro ed apprezzabile. (altro…)

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La ricerca dell’abbinamento perfetto è una missione impossibile ma spesso molto avvicinabile e per questo sempre appassionate. Capita così che facendo qualche ipotesi per il menù di Pasqua mi sia messa in testa di riassaggiare questo vino, un passito di Moscato Giallo altoatesino, il Serenade Castelgiovannelli 2004 della Cantina di Caldaro. A dire la verità, non avevo nessun bisogno di rinfrescarmi la memoria, anzi, questo è uno di quei vini che ti emozionano così tanto da diventare praticamente indelebili, oserei dire come certe tele impressioniste, in cui i tratti, le pennellate dense ma impalpabili dànno un risultato d’insieme mirabile, affascinante e bellissimo. (altro…)

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Ingredienti:
mare mozzafiato
spiaggia di corallo frantumato
temperatura dell’aria 30°
temperatura dell’acqua sempre 30°
campetto da beach volley
canoa a disposizione
lettino sdraio mezzo sole e mezza ombra
frullato di papaya ghiacciato
un paio di libri e tanta voglia di nuotare

Sono tornata da qualche giorno ma ho ancora la testa per aria e ritmi di lavoro molto maldiviani… Pian piano cerco di tornare alla quotidianità, e sto cercando di farlo con la giusta calma, positività e slancio e soprattutto senza rassegnazione. Faccio bene, no? La vancanza è stata foriera di gioiose scoperte in mare, avvistamenti di tartarughe, osservazione di anemoni e pesci pagliaccio, incontri ravvicinati con giovani squaletti di barriera e un’indimenticabile seppur breve nuotata a fianco di una piccola ed elegantissima aquila di mare.

A tavola non sono mancati i piatti di mare e qualche prelibatezza locale piena di curry, ma soprattutto grandi assortimenti di verdure crude e frutta esotica spettacolare. Al pomeriggio era diventato irrinunciabile questo frullato di papaya (ma buonissimo anche quello di banane maldiviane) preparato direttamente sulla spiaggia con il latte di cocco fresco. Praticamente impossibile da riprodurre qui da queste parti, ma se qualcuno ha un’idea su dove reperire del latte di cocco confezionato e possibilmente buono, si faccia avanti coi suggerimenti.

Frullato di papaya

Ingredienti:

2 fette di papaya matura

poco latte di cocco

qualche cubetto di ghiaccio

volendo un po’ di zucchero ma per me no, grazie

Frullare il tutto per un paio di minuti e servire a metà pomeriggio per una rinfrescante merenda in spiaggia. :-)

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Questo è un vino rarissimo e folgorante almeno quanto la torta di ieri. Ha una storia davvero unica alle spalle, e nasce dalla volontà del produttore di ricreare un vino medievale che all’epoca era considerato base essenziale di preparazioni medicinali e ispirato da Ippocrate. Prima di tutto è un vino da meditazione, incline ad accompagnare lunghe conversazioni a fine pasto e racconti di viaggio verso Oriente, viaggi segnati dai profumi dei mercati e dalle atmosfere esotiche e sognanti. E’ il vino giusto per cullare i pensieri e ascoltare toni di voce profondi, per musica jazz e film d’autore, per i pomeriggi più pigri, comodi e casalinghi. La speziatura spudorata, la morbidezza e l’intensità lo rendono perfetto in abbinamento al cioccolato fondente, ai canditi ricoperti, alle praline alle spezie, e a tutte le preparazioni anche più creative e innovative a base di cacao aromatico (penso in particolare alla selvaggina al cacao) ed è una vera scoperta anche con formaggi stagionati e pecorini stravecchi.  (altro…)

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Questa torta l’ho assaggiata tempo fa in un ristorantino di montagna, dove il cuoco per la verità più che dedicarsi ai classiconi da montagna (tipo polenta e spezzatino, per intenderci) si diletta con ottimi risultati in una cucina di rivisitazione, partendo da ingredienti del territorio, ma amalgamandoli a una buona dose di sana creatività, non troppo pretenziosa e mai banale (bravo Sandro!). Quella sera a fine cena restammo folgorati dalla bontà del dolce, al punto di chiedere la ricetta per provare a rifarlo e comprarci direttamente la marmellata fatta in casa da loro. La ricetta ci venne spiegata a grandi linee per cui questa è praticamente una reinterpretazione (ve l’avevo detto io…) perfettibile, ma davvero ben riuscita.

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Io i dolci proprio non li so fare, non ho abbastanza pazienza nel seguire le ricette, spesso tendo a reinterpretare e fare le dosi a occhio con risultati che si possono immaginare, ho passato anni a fare sempre e solo la stessa crostata (con alla base una reinterpretazione di pastafrolla, appunto) in cui l’unica variabile era il tipo di frutta e/o il gusto della marmellata. Capita però che ogni tanto, cercando e sperimentando qualche soluzione un po’ alternativa ma davvero semplicissima e iper veloce, ne esca qualcosa di proprio buono. E’ il caso di questa torta con la pasta sfoglia, fatta seguendo il procedimento per una normale quiche salata e che come per le quiche salate dà innumerevoli possibili combinazioni tra gli ingredienti, con infinite variabili di risultato. Tra le altre cose, questa volta io ho usato lo zuchero di canna grezzo e dei biscotti artigianali con farina integrale, ottenendo così un effetto dolce e ruvido davvero interessante. (altro…)

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Ecco qua, per la verità un po’ in extremis, arrivo anche io con il mio piatto a basso consumo energetico e da assaporare rigorosamente a lume di candela. L’iniziativa parte come saprete dalla trasmissione Caterpillar di RadioDue e passa attraverso Comidademama che ha rilanciato nella blogsfera l’invito a fare mente locale su quanta energia sprechiamo quotidianamente nelle nostre attività e nelle nostre case, e di conseguenza formulare una ricetta dal basso impiego di energia. Questo significa non solo come è logico evitare di accendere forno e fornelli per lunghe cotture, ma anche uscire a piedi per fare la spesa e soprattutto acquistare prodotti locali, aiutando tante microeconomie aziendali e movimentando qualche camion in meno sulle nostre strade.

Quel che ne è nato è questa non-ricetta semplice semplice, che ha richiesto circa un quarto d’ora di gas, una passeggiata fino all’orto di papà, un giro dal fornaio quello bravo, e la scelta di un formaggio di libera ispirazione al banco-spettacolo del casaro al mercato di stamattina.

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